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Nel maggio del 2000 a Napoli.
E, ne siamo sicuri, potrà non avere un termine.
Unavventura che prende lavvio in realtà molto tempo prima.
Nel sottoscala del Laboratorio Occupato SKA a Napoli, occupato nel 1994 a seguito del movimento nelle università, viene messa sù dal 1996 una sala prove autogestita.
Allinterno dello Ska, rappresenta, da quel momento, uno degli elementi di maggiore continuità anche per chi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, passeggiando per strada sente uscire suoni a volte cupi, a volte fragili da sottterra.
Due concerti di autofinanziamento, tenutisi grazie al contributo di alcuni artisti napoletani, nel cortile della facoltà di architettura, sono bastati ad attrezzare la sala che da allora si autosostiene e si autogestisce con un piccolo contributo mensile di chi la utilizza e ne coordina landamento in una riunione anchessa mensile, capace finanche di sostenere in alcuni momenti progetti esterni alla sala stessa.
Un primo dato, e questo possiamo considerarlo per adesso un limite, è l incapacità di poter offrire altro spazio: ben 16 gruppi utilizzano la sala e materialmente non cè posto per chi mensilmente bussa e chiede di entrare. Leterogenea provenienza da città della provincia anche molto distanti dal capoluogo napoletano la dice lunga sullofferta di spazi di questo genere a fronte di una multiforme richiesta.
E la denuncia della assurda condizione di (in)agibilità in cui versano a Napoli gli spazi per la musica. Le poche sale prove disponibili in città hanno peraltro costi inaccessibili a giovani ed adolescenti desiderosi di fare musica, nel tentativo che ad essa venga riconosciuta una valenza innanzitutto culturale e non da fenomeno commerciale come un po tutto in città sembra avviato a diventare: alla ridicola diffusa richiesta del poliziotto di quartiere viene quasi voglia di contrapporre quella della sala prove autogestita di circoscrizione, ma questa è poca cosa per chi fa politica sul territorio
Da parte loro i locali dove si fa musica in città, sono disposti a mettere in campo solo poche risorse per la musica live, rispetto a soluzioni di un sicuro e più im-mediato consenso (DJ alla consolle e via dicendo, serate anni 70, 80, 90 o altro sempre uguali a se stesse, sufficienti per un pubblico oramai assuefatto che non chiede di più).
La sfida lanciata da questa esperienza musicale, consapevole delle reali risorse di spazi abbandonati ed inutilizzati, della reale complessità del territorio e dei suoi attori, guarda ben oltre quegli spazi per il consumo innanzitutto, ma anche per la produzione di musica
, con cui il Piano Urbanistico Esecutivo per Bagnoli tenta di rilanciare Napoli come capitale della musica. La costruzione di grandi strutture specializzate costituirà lulteriore avallo alla politica sempre più in voga in città, di creazione di eventi, forse sì di grande richiamo (multinazionali, business e rockstar), ma rari ed a costi inaccessibili, cui già peraltro tentano di abituarci con il teatrotenda a Fuorigrotta: una tenda da circo, inadeguata e malfunzionante, dove sono state pagate anche 45000 lire per concerti di dubbio valore (qualche eccezione non fa che confermare la regola).
Lutilizzo delle risorse presenti sul territorio, imposte allesperienza quotidiana delle persone da eventi dal forte valore comunicativo (Neapolis Rock Festival), su di unarea dalle ben più interessanti caratteristiche naturali già date, vedi parco, termalismo e balneazioni, è di fatto, al momento, ancora impedita alla stragrande maggioranza di chi fa musica o di chi voglia organizzare manifestazioni musicali diverse dal grande evento speculativo-commerciale.
Da parte nostra rivendichiamo alla musica la sua unica valenza: quella di strumento di libera espressione, di riproduzione culturale e detonatore di scintille per forti rivendicazioni di carattere sociale e politico, così come la cultura musicale di cui siamo eredi ci insegna, capace di attecchire dove gli spazi abbandonati possono essere oggetto di riappropiazione,
sinceramente disinteressata ad abili tranelli.
La tournèe con tanto di pulmann collettivo e di striscione, lanciata lanno scorso tra i centri sociali della Campania, da Pignataro a Salerno, poi a Caserta ed infine ad Officina 99, ha visto per la prima volta insieme sette giovani formazioni musicali, che si sono incontrate e hanno avuto la possibilità di farsi conoscere facendo musica nei posti dove questo è possibile
in maniera autogestita.
Utopia tuor raggiunge questanno il mitico obiettivo del disco autoprodotto: 12 giovani gruppi, alcuni anche di recentissima formazione, sicuri di un progetto il cui punto di forza potrebbe essere proprio quello di non avere un obiettivo preciso se non quello della riproduzione e dellavanzamento dellesperienza in atto. Tanti giovani musicisti insieme in unavventura allinsegna del nocopyright. Perché, inutile dire ciò che già è dato per scontato, tanto lo sanno tutti, la SIAE è unassociazione a delinquere fatta per punirne uno (chi ne diventa vittima) ed educarne cento (chi insegue sogni di gloria e viene trombato dal mercato).
DIFFONDI SOSTIENI AUTOGESTIONE...
GLI SPAZI OCCUPATI NON SI TOCCANO
HASTA LA VICTORIA
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